Interris: Oratorio6+, il progetto che rilancia gli oratori nei piccoli paesi

Don Andrea Del Giorgio racconta obiettivi, azioni e prospettive di “Oratorio6+”: il progetto che rilancia gli oratori nei piccoli paesi

Gli oratori rappresentano da sempre spazi privilegiati di educazione, aggregazione e formazione alla fraternità nei contesti locali, soprattutto nei piccoli paesi. Luoghi di incontro e di crescita, essi offrono ai ragazzi e ai giovani occasioni di socialità e di apprendimento di valori civici e relazionali, contribuendo al rafforzamento della comunità nel suo insieme.

In un’epoca caratterizzata da profondi cambiamenti negli stili di vita e nelle forme di socializzazione giovanile, il ruolo degli oratori diventa ancora più cruciale: essi non sono semplici luoghi ricreativi, ma veri e propri presidi educativi, capaci di sostenere le reti sociali, promuovere la partecipazione e favorire l’inclusione, contrastando il rischio di isolamento e dispersione dei più giovani.

La valorizzazione e il rinnovamento di questi spazi rappresentano quindi un investimento sul futuro delle comunità e sulla crescita armoniosa delle nuove generazioni. Su questo versante, la parrocchia di Chiuro, in provincia di Sondrio, con l’intento di valorizzare ulteriormente la funzione sociale degli oratori, sta attuando il progetto “Oratorio6+”.

Interris.it, in merito a questa esperienza, ha intervistato il parroco di Chiuro, don Andrea Del Giorgio.

L’intervista

Don Andrea, come nasce e quali obiettivi ha il progetto “Oratorio 6+”?

Il progetto ‘Oratorio6+’ nasce dalla partecipazione del vicariato, su impulso della Pastorale giovanile diocesana, al bando della Fondazione Cariplo ‘Porte aperte: Promuovere spazi di aggregazione giovanile e alleanze territoriali a partire dagli oratori’.

Capofila del progetto è la parrocchia di Chiuro, affiancata dalle ACLI provinciali e da una rete che coinvolge le altre comunità cristiane del vicariato, le amministrazioni comunali e diverse associazioni del territorio.

Un primo risultato significativo è stato il lavoro condiviso avviato già in fase di progettazione, che ha visto la collaborazione di laici e presbiteri nella stesura del progetto e nella gestione delle procedure richieste dal bando, anche grazie al supporto delle ACLI.

Queste ultime, presenti da oltre due anni nella comunità di Chiuro con un recapito territoriale e un progetto di doposcuola, cureranno anche la rendicontazione”.

In che modo saranno valorizzate le reti territoriali e le strutture oratoriali dei piccoli paesi?

“Prevede la costruzione di una rete tra sei comunità, ciascuna dotata di piccole strutture oratoriali che oggi faticano a mantenere la propria funzione di presidio educativo territoriale.

L’obiettivo è rigenerare il ruolo dell’oratorio nei piccoli contesti di paese, rafforzandone la presenza sia come opportunità di crescita per ragazzi e giovani sia come espressione della responsabilità educativa dell’intera comunità.

Alla base dell’iniziativa vi è la convinzione che la condivisione delle intenzioni educative e delle risorse, in termini di persone, spazi e proposte, possa contrastare il rischio concreto di dispersione e di progressivo indebolimento di questi luoghi come punti di riferimento educativi e aggregativi”.

Quali saranno, nel dettaglio, le macro-azioni che metterete in atto?

“Oratorio6+ intende rispondere al rischio di esaurimento della funzione educativa dei piccoli oratori, legato sia alla diminuzione della presenza di adulti con ruoli educativi, sia alla difficoltà di intercettare un pubblico giovanile profondamente cambiato negli stili di vita e nelle modalità di aggregazione.

Il progetto si propone quindi di ripensare la funzione del piccolo oratorio di paese in una logica di rete e di integrazione delle proposte educative, intervenendo sia sul rafforzamento della comunità educante sia sull’innovazione delle attività rivolte a preadolescenti, adolescenti e giovani.

Il percorso progettuale si sviluppa lungo due ambiti principali – quello degli educatori adulti e quello delle attività per i ragazzi – ed è accompagnato da un lavoro trasversale di supporto al processo comunitario.

L’intero progetto sarà seguito da educatori professionali e gestito da un gruppo composto da parroci e laici”.

Quale potrà essere il lascito di questo progetto?

“Il principale lascito atteso è la definizione di un metodo di lavoro condiviso, sostenuto da un gruppo stabile di gestione e indirizzo educativo formato dai parroci e da una rappresentanza di volontari laici di tutte le comunità coinvolte.

L’auspicio è che l’esperienza maturata consenta di garantire la continuità dei piccoli oratori di paese attraverso una gestione in rete, capace di coordinare l’offerta educativa, valorizzare l’identità di ciascuna struttura e rafforzare il coinvolgimento di ragazzi e giovani in questa rinnovata forma di presenza degli oratori sul territorio”.

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